Il “Manuale di Pubblica Sicurezza”: il sapere che protegge

A Roma, il 25 giugno, sarà presentato il “Manuale di Pubblica Sicurezza”: un libro come uno strumento nuovo, pratico e utile per capire, applicare e costruire anche la sicurezza

Manuale di Pubblica Sicurezza  - copertine
Copertine del Manuella di Pubblica Sicurezza

Il Manuale di Pubblica Sicurezza

Questa nuova opera è stata scritta da tre autori che hanno voluto lasciare il loro segno in un panorama così complesso e in continua evoluzione e trasformazione come quello dell’ordine pubblico. Il Manuale di Pubblica Sicurezza è firmato da Pierluigi Zarra, Luca Della Ragione e Domenico Antonio Scali. Questo lavoro corale, tecnico e in qualche modo anche visionario sarà presentato il 25 giugno a Roma, in occasione del convegno nazionale sulla sicurezza, alla presenza di autorità istituzionali, operatori del diritto e rappresentanti delle forze dell’ordine.

Il volume, edito da Wolters Kluwer, collana CEDAM Scienze Giuridiche, rappresenta un supporto concreto per chi studia o opera come aspirante commissario, vice ispettore, funzionario prefettizio, ma anche magistrato o avvocato. Non è solo un manuale, ma potrebbe definirsi come una mappa aggiornata dei rischi e delle risposte, delle norme e delle pratiche, dei diritti e dei doveri nell’ambito della sicurezza pubblica. Tutto, pagina per pagina, è trattato con rigore e chiarezza: dalla legislazione su armi ed esplosivi alla documentazione antimafia, dalla disciplina delle manifestazioni alle misure di prevenzione, dal comparto sicurezza privata all’immigrazione e alla protezione internazionale.

Un testo “riformatore”

 Possiamo definire questo un testo realmente “riformatore”, che contiene anche due capitoli inediti: l’accompagnamento per l’identificazione (con moduli ufficiali delle Forze di Polizia) e la giustizia riparativa, vista come un contatto umano che si integra perfettamente con quello che viene inteso come concetto di ordine. Molto brevemente, per l’occasione, ma sicuramente avremo occasione di conoscerli meglio e magari avvalerci della loro collaborazione all’interno dell’inserto di Globe Sicurezza.

Ecco chi sono i tre autori del Manuale di Pubblica Sicurezza:

  • Pierluigi Zarra, commissario della Polizia di Stato e giurista raffinato, con esperienza accademica e operativa;
  • Domenico Antonio Scali, già dirigente generale della Polizia di Stato, profondo conoscitore delle dinamiche criminali e delle strategie investigative;
  • Luca Della Ragione, magistrato e ricercatore, con un solido profilo scientifico in ambito penale.

Domande e riposte a Pierluigi Zarra

Manuale di Pubblica sicurezza - Zarra

Quanto di Zarra giurista e quanto di Zarra poliziotto c’è tra le pagine di questo manuale?

Ad essere sinceri, non si può scindere questi miei due aspetti, in quanto rappresentano i risvolti della medesima medaglia. Ogni appartenente alla Polizia di Stato, specie per chi assolve le funzioni di Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Ufficiale di Pubblica Sicurezza, fa coesistere queste due dimensioni che devono essere necessariamente contemporanee. Tutto ciò, invero, si rappresenta compiutamente nel Manuale di Pubblica Sicurezza, visto che questo volume nasce proprio dall’esigenza di ricostruire in maniera dettagliata l’intera disciplina della complicata legislazione di polizia.

⁠C’è o ci sono episodi concreti vissuti sul campo che l’hanno ispirato a scrivere una parte del manuale?

Non v’è dubbio che vi siano episodi concreti che hanno ispirato me e gli altri amici curatori, il Dott. Luca Della Ragione e il Prof. Domenico Antonio Scali, a strutturare questo manuale.

Più che di episodi concreti parlerei essenzialmente della sfida quotidiana che noi siamo tenuti ad affrontare per quel che riguarda il servizio che cerchiamo di offrire al Nostro Paese.

L’esigenza che mi ha portato a comporre questo manuale, con l’aiuto di tanti amici professionisti appartenenti al mondo accademico, delle Forza di Polizia, della Magistratura e dell’Avvocatura, si invera dalla necessità di fornire un punto di riferimento a quanti intendono affrontare le difficili prove per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato, Magistratura e Carriera Prefettizia, così anche uno strumento aggiornato da offrire ai tanti colleghi che attualmente frequentano i numerosi Istituti di formazione della Polizia di Stato e, non da ultimo, per apprestare uno sguardo teorico ed operativo agli addetti ai lavori.

Come si riesce a scrivere un manuale utile e aggiornato in un sistema normativo che spesso fatica a stare al passo con la realtà quotidiana?

Non Le nego che è stata una sfida avvincente.

Ad essere onesti, il Manuale di Pubblica Sicurezza edito dalla nota casa editrice Wolters Kluwer era pronto già da alcuni mesi, ma abbiamo atteso il varo della Legge di conversione del Decreto Sicurezza n. 48/2025, proprio per fornire uno sguardo prospettico e aggiornato a un contesto disciplinare in continua evoluzione, cui spesso risulta anche difficile stare al passo e si corre il rischio di sottovalutare aspetti normativi che, nel concreto, possono rivelarsi dirimenti in termini di tutela e garanzie per la collettività.

Un esempio per tutti è la normativa sulle armi e i recenti aggiornamenti a livello europeo, ma così anche il Decreto del Ministro dell’Interno Piantedosi sulla normativa degli spettacoli e dei Phone center; preludio di quel che sono state le susseguenti novità apportate della Legge n. 80 del 2025 “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”.

La giustizia riparativa è un capitolo sorprendente: può spiegarla, se possibile, in due parole?

Il tema della Giustizia riparativa rappresenta un fenomeno culturale e giusfilosofico che segue la giustizia penale come attualmente intesa.

Si tratta di uno strumento ormai divenuto imprescindibile per il nostro democratico ordinamento, per cui si può parlare di un vero e proprio paradigma riparativo ordinamentale.

L’applicazione della Giustizia riparativa a contesti e per fatti di reato complessi come la materia degli stupefacenti, la sicurezza stradale e le manifestazioni sportive sono una peculiarità che va riconosciuta, poiché consente la rimodulazione e la sensibile riduzione di quel consolidato e diffuso, ahinoi, senso di insicurezza sociale; pertanto, facilita una maggiore responsabilizzazione del reo, con conseguente presa di coscienza della posizione della vittima, incentivando fenomeni di abbattimento del recidivismo.

Trattasi, senza dubbio, di una nuova dimensione giuridico-sociale che deve trovare pianta stabile nel nostro Ordinamento, per incentivare la formazione di una giustizia forse più rapida ed efficace.

Devo quindi ringraziare particolarmente l’Avv. Prof.ssa Francesca di Muzio, esperta della materia e che da anni si dedica a questo tema, per aver magistralmente analizzato detta tematica all’interno del nostro complesso ed elaborato Manuale.

⁠Se un giovane apre il manuale per preparare un concorso, qual è la prima cosa che vorrebbe “gli restasse addosso”?

Come Le avevo anticipato, il nostro volume nasce dall’intendimento di fornire un imprescindibile strumento conoscitivo del diritto di Polizia. A riguardo, quel che mi sento di dire in merito attiene principalmente alla semplicità espositiva, alla chiarezza dei concetti e alla linearità della trattazione.

Ad oggi la collettività ritiene che per superare questi concorsi superiori, come il concorso in Magistratura, il concorso per l’accesso alla carriera Prefettizia, il concorso per Commissari e Ispettori della Polizia di Stato, si debba essere o diventare dei “fenomeni giuridici”.

Questo non è vero, occorre solo tanta concentrazione, voglia di apprendere e quell’immancabile semplicità che consente di fare intendere alla Commissione di valutazione la piena conoscenza degli istituti richiesti e, di conseguenza, una corretta ricostruzione logica e giuridica di quanto richiesto nelle rispettive tracce.

Ecco tutto questo lo si può trovare nel nostro Manuale.

Come si riflette il suo lavoro nella sua vita privata e familiare? La sicurezza resta fuori dalla porta… o entra anche a casa?

Ad essere onesti, non riesco davvero a fare una distinzione tra lavoro, vita privata e vita familiare, sono senza dubbio un unicum. È chiaro che la sicurezza non rimane sull’uscio, ma entra in casa, con la propria compagnia, i propri familiari, tutti: è un tema che porti dentro e che esteriorizzi in qualsiasi contesto.

Devo essere sincero e le dico che questa personale considerazione sulla sicurezza e su questa strana commistione tra lavoro e vita personale si basa su una considerazione che voglio qui riferirle. La mia vita mi ha portato, nonostante la giovane età, a conoscere più contesti e a saperne apprezzare le loro sfumature.

continua…

Ho esercitato come Avvocato presso l’Ordine di Roma e contestualmente continuo a portare avanti la vita accademica, ma la decisione di entrare in Polizia, ovvero di concretizzare materialmente quell’idea che tutti abbiamo di sicurezza, è stata una scelta di cuore, quasi, mi sia consentito, una vocazione; e infatti, le dirò, forse lo è per davvero.

Come sapete, il motto della Polizia di Stato è “Esserci sempre”, ed è proprio da questo motto che io sono solito sostenere una dirimente distinzione. Oggi, chi entra a far parte della famiglia della Polizia di Stato non diventa un poliziotto, È un poliziotto, nella medesima concezione di quell’ “Esserci sempre”, di cui prima: è una scelta di vita la sicurezza degli altri, prima della propria.

Questo non lo dimostro io, ma lo dimostrano e lo hanno dimostrato i tanti colleghi che, proprio per quell’ideale, hanno donato la propria vita e mi riferisco specialmente al Brigadiere Capo Carlo Legrottaglie, fratello dell’Arma dei Carabinieri; ma così voglio anche ricordare l’amico e collega Vice Ispettore Fabrizio Spagnoli che, il 21 giugno, ci ha precocemente lasciati all’età di 32 anni. Il nostro pensiero va a loro, alle loro famiglie, alle due figlie del Brigadiere Capo Legrottaglie, ai due figli dell’amico e collega Fabrizio Spagnoli.

A loro e a tutti i Caduti delle Forze di Polizia e della Magistratura va il nostro imperituro ricordo. Grazie.

Domande e riposte a Domenico Antonio Scali

Ritiene ci sia una parte del manuale che secondo lei andrebbe letta anche da chi non lavora nella sicurezza e se si perché?

Il manuale affronta delle tematiche che fanno parte del vivere quotidiano. La sicurezza pubblica, l’ordine pubblico, (cioè la pacifica convivenza tra le persone), la polizia amministrativa e quindi armi, passaporti, immigrazione, licenze, esercizi pubblici, ecc.., sono argomenti che sicuramente interessano non solo gli operatori del diritto, anche se non si occupano di sicurezza, ma tutti i cittadini che hanno il diritto ed il dovere di conoscere come è regolata la propria esistenza in relazione ai vari aspetti trattati nel manuale.

Il testo rappresenta in sintesi, con riferimento alla legislazione di pubblica sicurezza, uno spaccato della realtà che ci circonda e ci fa comprendere come è corretto agire in determinate materie.

La domanda è un pochino provocatoria magari e non è facile per nessuno, ma secondo lei, chi comunica peggio il tema della sicurezza oggi: i media, la politica o i cittadini?

Certamente nell’attuale momento storico, sia gli esponenti politici che le testate giornalistiche, televisive o online, forniscono nelle loro dichiarazioni relative alle situazioni concernenti l’ordine e la sicurezza pubblica, delle versioni che sono condizionate dalla loro appartenenza, simpatia, o dipendenza a determinati partiti o coalizioni politiche.

Di conseguenza viene meno l’obiettività e, quindi, non si ha un quadro reale e chiaro di quello che viene preso in considerazione. Io credo, invece, che la voce obiettiva e sincera sia quella del cittadino medio che, quando commenta determinati accadimenti che hanno a che fare con la sicurezza, esprime il proprio disagio o soddisfazione, a seconda dei casi, senza alcun tipo di condizionamento o doppio fine.

È il cittadino il termometro preciso che dà la misura di quello che avviene nella realtà quotidiana.

Domande e riposte a Luca Della Ragione

Lei è abituato a giudicare parole e fatti. Stavolta ha dovuto “tradurli” per un manuale: com’è andata?

Si, certo sono abituato a giudicare, ma nel mio percorso professionale e di crescita culturale vi è il dottorato di ricerca in diritto penale, che ho coltivato con grande passione e che mi ha condotto in una dimensione scientifica spesso sfociata in curatele, articoli, manuali e capitoli per volumi collettanei. I miei interessi sono proiettati sul diritto penale e sul diritto processuale penale, ma l’opportunità di curare un manuale di diritto di pubblica sicurezza ha costituito ragione di grande soddisfazione e orgoglio, potendomi confrontare con settori di studio nuovi e questo ha costituito anche un forte stimolo. Sono molto soddisfatto di tutti i contributi che gli autori, con grande spirito di sacrificio e di studio, hanno elaborato, anche tenuto conto delle tempistiche dettate dal decreto sicurezza.

C’è un capitolo del manuale che secondo lei coglie davvero il cuore delle emergenze di oggi?

Io mi sono occupato dei profili di diritto penale sostanziale del decreto sicurezza, che esprime la cifra delle emergenze contemporanee. Credo tuttavia che il capitolo che coglie il cuore del manuale sia il primo, elaborato dal dottore Pierluigi Zarra, che in una dimensione molto profonda coglie il senso più profondo del diritto di pubblica sicurezza, della sua evoluzione e delle garanzie che lo stesso deve rispettare. Si tratta di un lavoro che offre un quadro complessivo, di sintesi, ma allo stesso tempo intriso di una cultura giuridica profonda e saldamente ancorato alla dimensione ordinamentale contemporanea.